Pappa Reale....la conosci?

Il disciplinare Copait...cosa prevede?

In breve, il disciplinare Copait prevede i seguenti punti:

L’attività di produzione e raccolta della Pappa Reale fresca italiana deve svolgersi all’interno del territorio amministrativo dello Stato Italiano

  • CONDUZIONE DEGLI ALVEARI

La produzione commerciale della Pappa Reale si basa sulla stimolazione delle colonie di api a produrre api regine al di fuori delle condizioni naturali in cui questo avverrebbe. Comporta una particolare specializzazione e notevole impegno di tempo.

  • BUONE PRATICHE PRODUTTIVE (SANITÀ DEGLI ALVEARI)

La lotta alle malattie dell’alveare, deve essere condotta con tecniche biomeccaniche, con presidi sanitari regolarmente autorizzati, in caso di effettiva necessità e lontano dal periodo di produzione, per evitare contaminazioni della Pappa Reale.

  • ALIMENTAZIONE STIMOLANTE

La stimolazione degli alveari con sostanze zuccherine ( escluso miele e polline), deve essere sospesa 15 giorni prima della messa in produzione.

  • USO DEL FUMO

Durante la manipolazione degli alveari ed il prelievo delle stecche, è opportuno ridurre al minimo l’impiego del fumo, il quale deve essere prodotto con sostanze vegetali per evitare di trasferire odore e sapore di fumo, o particelle combuste, nella Pappa Reale.

  • CUPOLINI

Devono essere in plastica alimentare o in cera senza residui.

  • INNESTO

Se l’innesto non viene effettuato a secco, occorre utilizzare Pappa Reale locale. La larva innestata non deve avere più di 36 ore. L’innesto può essere manuale o meccanico.

  • ALIMENTAZIONE DURANTE LA PRODUZIONE

Se le condizioni ambientali non offrono sufficiente sostentamento alle colonie dedite alla produzione di Pappa Reale, è possibile alimentarle con miele e polline di origine nazionale, metodi e percentuali a piacimento. È vietata l’alimentazione con sostanze zuccherine di qualsiasi tipo.

  • RACCOLTA DELLE STECCHE

Le stecche, durante il raccolto, devono essere protette dal sole, dalla polvere, dal calore, dal fumo, dalla pioggia e da ogni forma di alterazione; il contenitore usato per la raccolta, deve essere pulito e protetto.

  • RECIDIMENTO DELLE CELLETTE

Il recidimento delle cellette deve essere effettuato con lama in acciaio inossidabile, e può essere ancheriscaldata. Deve essere effettuato uno o due millimetri sopra la larva per evitare di danneggiarla e contaminare la P. Reale; in caso in cui le larve venissero danneggiate occorre eliminare il contenuto della relativa cella.

  • ASPORTAZIONE DELLE LARVE

Per l’asportazione delle larve è importante un sistema che garantisca di non ledere il tegumentodelle larve stesse. La Pappa Reale nelle cellette in cui la larva è assente o morta deve essere eliminata.

  • ASPIRAZIONE DELLA PAPPA REALE

La Pappa reale deve essere aspirata dalle celle al massimo 6 ore dopo il prelievo dagli alveari e può essere asportata anche con una piccola spatola ad hoc.

  • FILTRAZIONE DELLA PAPPA REALE

La filtrazione deve avvenire contemporaneamente all’estrazione e bisogna utilizzare filtri da massimo0,7 mm.

Queste ultime 4 operazioni, possono essere manuali o meccaniche.

  • CONSERVAZIONE

Finita l’estrazione/filtraggio, il prodotto deve essere immediatamente immagazzinato in frigo ad una temperatura da + 2° a 5° in contenitori chiusi ermeticamente. Il frigo, dedicato ai prodotti dell’alveare o apistici, deve essere no-frost ed equipaggiato con un termometro di controllo.

  • IL CONGELAMENTO

È proibito.

  • REGISTRO SUPPLEMENTARE DI PRODUZIONE

Ogni socio ha l’obbligo di registrare ogni estrazione di Pappa Reale, indicando data e peso. Il registro deve essere sempre aggiornato e messo a disposizione di un incaricato del Copait per un eventuale controllo.

 

Fonte: www.pappareale.org

Cos'è la pappa reale

La gelatina reale, in Italia detta comunemente pappa reale, prodotta dalla ghiandole salivari ipofaringee e mandibolari della giovani nutrici (api di età compresa tra i 5 e i 14 giorni), è una sospensione colloidale gelatinosa-viscosa (simile nel suo aspetto fisico al latte condensato) di colore bianco-giallognolo, di sapore lievemente aspro (conferito da un livello di pH pari a 4), dal caratteristico odore fenolico e contenente zuccheri, proteine, lipidi e vitamine (Bogdanov, 1999).

La gelatina reale costituisce il nutrimento esclusivo di tutte le larve di api, dalla schiusa al terzo giorno di vita, nonché di quelle larve destinate a svilupparsi in regine fino al loro quinto giorno di vita larvale (il momento in cui la cella viene opercolata), e infine dell’ape regina per tutta la durata della sua vita (Chauvin, 1968).

Nonostante la regina nasca da un uovo identico a quello di un’ape operaia grazie al nutrimento apportato dalla gelatina reale, riesce a diventare, in meno di dieci giorni, più grossa e pesante di quest'ultima fino a far aumentare di circa duemila volte in cinque giorni il peso della sua larva (non esiste nessun altro esempio, nel regno animale, di incremento ponderale così rapido) (Chauvin, 1968).

La gelatina reale ha inoltre una notevole incidenza sulla durata della vita: un’ape operaia vive intorno a 45 giorni, invece, un’ape regina ha una vita che può arrivare fino a cinque anni ed è in grado di deporre in un giorno l’equivalente del suo peso in uova (all’incirca 2000-3000 uova al giorno per alcuni anni) (Travesset, 1995).

Fonte: www.pappareale.org

Cosa contiene

 Le moderne tecniche di analisi hanno permesso di definire i seguenti valori medi delle categorie di componenti nella gelatina reale, molto rimane da fare per la identificazione delle singole molecole e delle loro modificazioni in funzione del tempo e delle condizioni di conservazione.

  •  Acqua:      66%
  •  Glucidi:      14% (principalmente glucosio, fruttosio, saccarosio e, in piccole quantità, maltosio)
  •  Proteine:   13% -  5 tipi: royalisina, apismina, apisina (glicoproteina). jelleine (sono quattro peptidi che potrebbero essere il risultato della digestione delle apoalbumine da parte di proteasi specifiche) e apoalbumine o Major Royal Jelly Protein (individuati 9 membri che sembrano giocare un ruolo nella manipolazione dei prodotti apistici da parte di api operaie)
  •  Lipidi:          6% (di cui il componente principale è l’acido 10-idrossi-2-decenoico)
  •  Vitamine:    le più abbondanti sono quelle del gruppo B (B1 o tiamina presente in circa 1,3 μg/g; B2 o riboflavina presente in circa 7,5 μg/g; B5 o acido pantotenico presente in circa 195 μg/g; B6 o piridossina presente in circa 8 μg/g; B7 o inositolo presente in circa 125 μg/g; B9 o acido folico presente in circa 0,35 μg/g), in minore quantità sono presenti vitamina PP o acido nicotinico (39,5 μg/g), vitamina H o biotina (3 μg/g), vitamina E o tocoferolo e vitamina A o retinolo; vi sono anche tracce di vitamina B12 o cobalamina e di vitamina C o acido ascorbico.
  •  Oligoelementi e sostanze minerali: in prevalenza calcio, rame, ferro, potassio, fosforo, silicio, zolfo.

Fonte: www.pappareale.org

Proprietà nutrizionali

Le proprietà antisettiche e antibatteriche della gelatina reale possono essere messe in evidenza introducendone piccolissime quantità in brodi di coltura batterica. La gelatina reale è in grado di inibire la proliferazione sia di batteri, come Escherichia coli, Salmonella enterica, Staphylococcus aureus, Salmonella typhi, Micrococcus luteus e Paenicillus larvae larvae, che lieviti e muffe, come Candida albicans ed Aspergillus niger (Fujiwara et al., 1990; Fontana et al., 2004)

Gli studi di Fujiwara et al nel 1990 inerenti la identificazione della piccola proteina Royalisina e delle sue proprietà antibatteriche sono stati alla base degli esperimenti di Albert e colleghi (1999) e Simuth, 2001 che hanno portato alla scoperta delle apalbumine (MRJPs) e di Bilikova e colleghi (2001) che hanno studiato la specifica azione della royalisina contro batteri Gram positivi con lo scopo di verificare l’azione del peptide contro il batterio agente eziologico della peste americana, Peanibacillus larvae subsp. larvae. I risultati hanno mostrato un’azione efficace per Bacillus subtilis (batterio responsabile della parapeste nelle api mellifiche) e per Paenibacillus larvae subsp. larvae con concentrazioni comprese tra 5,4 µg/ml e 180 µg/ml.

Dopo aver valutato e dimostrato l’attività antibatterica della royalisina, come possibile metodo per riuscire ad inibire il batterio della peste americana delle api, ulteriori studi dovranno essere condotti per poter trovare una soluzione al problema che sia di fatto applicabile in campo dal momento che è stato osservato un notevole incremento della resistenza alle difese immunitarie delle api da parte di Paenibacillus larvae subsp. larvae (Miyagi, 2000).

Nel 2004 Fontana e colleghi (Fontana et al. 2004) identifica le jelleine, queste sono peptidi antimicrobici presenti nella gelatina reale. Le jelleine sono un gruppo di quattro peptidi antimicrobici, di circa 1000 Da, che potrebbero essere il risultato della digestione delle apoalbumine (o MRJP) da parte di proteasi specifiche. Le jelleine, pur avendo le proprietà strutturali di base dei peptidi antimicrobici, nonostante siano un po’ più brevi, presentano anche alcune sequenze idrofobiche e non hanno alcuna somiglianza con altri peptidi antimicrobici noti, compresi quelli prodotti dalle api (apidaecine, abaecine, hymenoptaecine che sono prodotti e secreti nell’emolinfa dopo un’eventuale infezione). Le jelleine I, II e III mostrano attività antimicrobica verso alcuni lieviti (come Candida albicans) e batteri sia Gram positivi (inibendo la crescita di Staphyloccocus aureus, Staphyloccocus saprophyticus, Bacillus subtilis) che Gram negativi (Escherichia coli, Enterobacter cloacae, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa), anche se tuttora i meccanismi d’azione risultano sconosciuti. Invece la jelleina IV non mostra alcuna attività. Nel 2008 Liu et al. hanno studiato le proprietà antiossidanti della gelatina reale legato all’età larvale e alla raccolta. Sono state utilizzate larve di uno, due e tre giorni e la gelatina reale è stata raccolta dopo 24, 48 e 72 ore dopo il trasferimento larvale e per ogni campione è stato analizzato il contenuto proteico, il contenuto fenolico totale e il contenuto in  10-Hydroxy-2decenoic acid (10-HDA).

Sempre riguardo le proprietà antiossidanti della gelatina reale, Nagai e Inoue nel 2004 ne hanno valutato e studiato le proprietà dell’estratto acquoso (WSR) e dell’estratto alcalino (ASR).  Dagli studi è emerso che, dopo aver valutato il contenuto in proteine e quello fenolico dei due estratti che era pressoché simile, infatti WSR aveva 1,15 mg di proteine e 21,2 mg di fenoli, invece ASR aveva 1,38 mg di proteine e 22,8 di fenoli, tutti e due gli estratti avevano notevoli proprietà antiossidanti a diverse concentrazioni e per diverso tempo

Fonte: www.pappareale.org

Pappa Reale per la salute

Dalle varie esperienze di studio realizzate nel corso degli anni è più volte emerso che la gelatina reale favorisce e, soprattutto, aiuta nella cura della salute umana.

 

Prove in vitro

A livello di esperimenti in vitro, realizzati cioè solo in laboratorio è stata determinata una notevole azione antibatterica della gelatina reale, sia nel suo insieme che nei suoi singoli componenti.

In Argentina, nel 2010 Garcia et al. hanno condotto studi per determinare l’attività antibatterica di due campioni (A e B), a diverse percentuali, di gelatina reale contro i batteri implicati nelle infezioni di ferite cutanee. I batteri testati, sia ceppi di referenza che ceppi di campo, sono stati: Staphylococcus aureus MS1 (ATCC25923), Micrococcus luteus (ATCC 9341), Enterococcus faecalis 1 (ATCC 29212), Staphylococcus epidermidis (isolato da latte vaccino), Streptococcus uberis (isolato da un episodio di mastite bovina), Escherichia coli (isolato da acqua di pozzo), Klebsiella pneumoniae (isolato da pollina), Staphylococcus aureus MS 2, Staphylococcus aureus MR 1 e Staphylococcus aureus MR 2 (tutti e tre isolati da latte di bovine con mastite clinica) ed Enterococcus faecalis 2 e Pseudomonas aeruginosa (isolati da ferite cutanee umane). I risultati, nel complesso molto positivi, hanno mostrato che, tutti i batteri, a parte Klebsiella pneumoniae sono stati inibiti dalle diverse concentrazioni di gelatina reale. Una così larga e varia azione inibente, soprattutto per batteri che potrebbero colonizzare ferite cutanee sia animali che umane, suggerisce un possibile utilizzo, dopo ulteriori studi in vivo, per la cura delle diverse infezioni.

Inoltre la gelatina reale pura, ha inibito in vitro la crescita di Corynebacterium diphtheriae, agente eziologico della difterite (Zakikhany et al., 2012), Corynebacterium ulcerans, causa di mastiti nei bovini da latte ma può provocare nell’uomo lesioni faringee e cutanee, simili a quelle delle difterite classica, in seguito a ingestione di latte infetto (Dias et al., 2011), e numerosi ceppi di Streptocochi e di Stafilococchi, causa di numerose malattie tra cui infezione dell’apparato gastroenterico e del sistema respiratorio (Nakamiza et al., 2014).

Anche le jelleine, nello specifico la I, la II e la III, hanno dimostrato un’azione battericida e batteriostatica in vitro contro Staphyloccocus aureus, causa di numerosi infezioni suppurativi (Rongharpi et al., 2014), Staphyloccocus saprophyticus, causa di infezioni del vie urinarie nelle giovani donne (Chen, 2014), Escherichia coli, agente eziologico di tossinfezioni e meningiti (Kaper et al., 2004), Klebsiella pneumoniae, può provocare polmonite batterica, oltre che ad essere più comunemente coinvolto in infezioni del tratto urinario e in ferite, soprattutto acquisite in ospedale (Yu et al., 2007), e Pseudomonas aeruginosa, che provoca numerosi casi clinici che vanno da infezioni cutanee, oftalmiche, delle vie urinarie e dell’orecchio a bronchiti, broncopolmoniti ed endocarditi (Gellatly et al., 2013).

È possibile affermare che l’azione antibatterica maggiore è stata riscontrata per l’acido-10-idrossi-2-decenoico, che, in vitro, ha inibito la crescita di Enterococcus faecalis, responsabile di infezioni nosocomiali del tratto urinario, endocarditi e sepsi (Vu et al., 2011), Staphylococcus aureus MR, Staphylococcus aureus MS e Streptococcus agalactiae, comune nelle flora batterica intestinale ma, un'infezione di questo batterio in età precoce può provocare setticemia e, nei bambini in utero, può causare sepsi e polmonite neonatale, e negli adulti endocarditi infettive.

La gelatina reale ha mostrato, sempre in vitro, azione antivirale contro Herpes simplex di tipo 1, causa di herpes labiale, Herpes simplex di tipo 2, responsabile di herpes vaginale, Adenovirus di tipo 2, causa di congiuntiviti e infezioni dell’apparato gastroenterico, Virus della stomatite vescicolare e Polivirus di tipo 2, che può manifestare forme di poliomielite. (Amoros et al., 1992; Mayer et al., 1997; Cushine et al., 2005).

Oltre che ad avere un’azione antibatterica ed antivirale, la gelatina ha mostrato in vitro una potente azione antiossidante su molti radicali liberi, come riportano gli studi di Nagai et al., 2004, Viuda-Martos et al., 2008 e Liu et al., 2008.

 

Prove cliniche sull’uomo

A livello di studi clinici nel 2006 Guo et al., somministrando gelatina reale costantemente per 4 settimane a 7 volontari, hanno valutato la variazione della digestione delle lipoproteine, utilizzando anche un gruppo di controllo composto da 8 volontari. Al termine della 4 settimane, in base alle analisi effettuate sui volontari, non ci sono state differenze significative di peso corporeo, della percentuale di grasso corporeo, dell’indice di massa corporea e dell’ematologia, prima e dopo l’assunzione costante di gelatina reale. Invece, al termine del periodo di somministrazione, i livelli di colesterolo totale e di LDL (il così detto colesterolo “cattivo” responsabile delle occlusioni vascolari) erano significativamente ridotti rispetto a quelli del controllo gruppo. Non ci sono state differenze significative per le concentrazioni di HDL (il così detto colesterolo “buono” in grado di rimuovere il LDL) e dei trigliceridi. Riassumendo i livelli di colesterolo totale sono stati ridotti di circa il 6,0% e i livelli di LDL del 9,1% durante la somministrazione di gelatina reale. Concludendo è possibile affermare che la gelatina reale aiuta nel metabolismo delle lipoproteine. Inoltre, un’integrazione della gelatina reale nella dieta potrebbe aiutare a prevenire malattie cardiovascolari o legate allo stile di vita.

Di recente interesse è l’impiego della gelatina reale per la cura di disturbi legati alla sfera sessuale. Nel 2008 Abdelhafiz e Muhamad hanno valutato l’efficacia della gelatina reale contro l’infertilità maschile, basandosi su una tradizione popolare egizia che consiste nell’effettuare lavaggi vaginali con una soluzione di acqua e miele. Le donne delle 110 coppie, selezionate presso il centro per la cura dell’infertilità maschile dovevano applicare a livello vaginale una dose di 10 ml di un preparato, composto da 100 g di miele, 3 g di gelatina reale, un cucchiaino di pane d’api e 100 g di soluzione fisiologica, subito prima o subito dopo il rapporto sessuale. Alla fine dello studio le donne rimaste incinte sono state 23, con un tasso di fecondazione totale dell’8,1%. Quale sia il meccanismo d’azione della gelatina reale sugli spermatozoi non è ancora chiaro, ma da studi precedenti, Caballero et al.1996, è stato dimostrato che il fruttosio e alcuni specifici amminoacidi nel miele e nella gelatina reale possono essere utilizzati come fonte di energia per gli spermatozoi.

Viuda-Martos et al. nel 2008 hanno valutato le innumerevoli proprietà della gelatina reale.

Per la sua ricca e complementare composizione in fenoli, flavonoidi, amminoacidi, carotene, acido ascorbico ed a altri acidi organici la gelatina reale ha un elevata capacità antiossidante, utile soprattutto nella prevenzione di alcune malattie, tra cui diabete e malattie cardiovascolari, nonché una notevole capacità antiinfiammatoria.

Uno studio effettuato nel 2011 in Iran da Taavoni et al. ha analizzato gli effetti dell’ingestione 1000 mg di gelatina reale su donne affette da Sindrome Premestruale (PMS) per due mesi di costante assunzione. Dai dati analizzati è emerso che i valori di PMS, alla fine della terapia, sono passati da 23,17 ± 17.43 a 11.42 ± 14.58, mentre nel gruppo delle pazienti di controllo i valori sono rimasti uguali o addirittura aumenti. I risultati hanno mostrato che un assunzione costante di gelatina reale è stata efficace contro la PMS, ma questa proprietà del nobile prodotto apistico dovrà essere approfondita.

In Corea del Sud, nel 2011, Park et al. hanno studiato le proprietà della gelatina reale e del 10-HDA contro i diversi problemi correlati all’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti di tipo B (UVB). Dai risultati è emerso che la gelatina reale ha diminuito la vitalità cellulare, ha aumentato il livello di collagene, e non ha alterato la produzione di metalloproteinasi della matrice (MMP-1), mentre il 10-HDA non ha alterato la vitalità cellulare, ha aumentato il livello di collagene e ha diminuito la produzione di MMP-1. Inoltre, per aumentare la produzione di collagene, è stato notato che il 10-HDA, a concentrazioni non citotossiche (1-100 μgM), era meno efficace della gelatina reale. L’aumento di procollagene di tipo I nelle cellule trattate con gelatina reale può essere connesso alla sinergia dei componenti della gelatina reale con MMP-1. In conclusione, questo studio ha rivelato che basse concentrazioni di gelatina reale aumentano la produzione di procollagene di tipo I non alterando la produzione di MMP-1 , quindi è possibile un impiego del prodotto apistico per proteggere la pelle dall’invecchiamento causato dall’esposizione ai raggi UVB.

Uno studio del 2012, condotto da Pourmoradian et al., ha valutato gli effetti della gelatina reale a donne affette da diabete di tipo 2. Ogni giorno, le volontarie in terapia dovevano assumere 1000 mg di gelatina reale per un totale di 8 settimane. Al termine dei giorni di terapia stabiliti è stato notato un significativo calo del peso corporeo nei volontari anche se gli apporti di energia e carboidrati erano nella media quotidiana consiglio. È possibile dedurre che un impiego della gelatina reale nella dieta di soggetti affetti da diabete potrebbe essere utile nella gestione del loro peso corporeo.

Fonte: www.pappareale.org

Componente proteica

Le esperienze cliniche, svolte negli ultimo ventennio, hanno dimostrato che le innumerevoli proprietà della gelatina reale sono quasi sempre legate all’azione della sua componente proteica.

Nel 1990 Fujiwara e colleghi. hanno scoperto nella gelatina reale una piccola proteina con potente azione antibatterica, a cui hanno dato il nome di Royalisina. La Royalisina è una proteina anfipatica (ha sia un gruppo idrofobo che uno idrofilo) di origine ignota che risulta essere composta da 51 residui, con carica netta +2. La peculiarità della sua struttura sta nell’alto contenuto di cisteina (6 residui) e di tre ponti disolfuro intramolecolari che possono conferire una struttura compatta esibendo elevata stabilità a pH basso e a temperature elevate. In base ai risultati emersi dallo studio sopracitato, la royalisina ha una spiccata attività antibatterica contro i batteri Gram positivi (tra cui Corynebacterium, Staphylococcus e Streptococcus), ma non contro i Gram negativi (Fujiwara et al., 1990; Bilikova et al. nel 2001)

Hanes e Simuth nel 1992 hanno isolato dalla gelatina reale le Major Royal Jelly Proteins (MRJP), un gruppo di proteine avente una massa molecolare di 57 kDa composto da almeno otto componenti con un punto isoelettrico con un range di pH compreso tra 4,5 e 5.

Nel 1998 Schmitzova et al., basandosi sugli studi effettuati da Hanes e Simuth, hanno identificato dei cinque tipi di MRJP denominati MRJP1, MRJP2, MRJP3, MRJP4 e MRJP5 e valutato la loro composizione amminoacidica.

La MRPJ 1 ha una massa molecolare di 46,8 kDa ed un residuo amminoacidico di 416, MRPJ 2 ha una massa molecolare di 48,9 kDa ed un residuo amminoacidico di 435, MRPJ 3 ha una massa molecolare di 59,5 kDa ed un residuo amminoacidico di 528, MRPJ 4 ha una massa molecolare di 50,9 kDa ed un residuo amminoacidico di 449 e MRPJ 5 ha una massa molecolare di 68,0 kDa ed un residuo amminoacidico di 581. Inoltre MRJP3 e MRJP 5 presentavano una struttura polimorfica.

Gli studi effettuati da Klaudiny et al. (1994), Kubo et al. (1996), Ohashi et al. (1997) hanno dimostrato che l'mRNA della MRJP1 è presente in quantità elevate nelle ghiandole ipofaringee sia di api nutrici che di api operaie, mentre MRJP2, MRJP3 e MRJP4 sono sintetizzati esclusivamente dalle ghiandole ipofaringee delle api nutrici.

Albert et al. nel 1999 hanno studiato e approfondito l’origine e l’evoluzione delle MRJP riportando che questa famiglia di proteine contenute nella gelatina reale presentano una origine simile a quella delle yellow proteins prodotte da Drosophila spp. ipotizzando che la varietà e lo sviluppo delle MRJP abbia facilitato la differenziazione di casta nell’ Apis mellifera.

Nel 2002 Bilikova et al. hanno studiato e caratterizzato un piccolo peptide, a cui è stato dato il nome di apisimina, scoperto dagli stessi nella gelatina reale e nella testa delle api nutrici che potrebbe giocare un ruolo fisiologico fondamentale nelle colonie di Apis mellifera. Dalle analisi è risultato che l’apisimina contiene otto cloni identici di cDNA, ed era formata da 54 amminoacidi, di cui il 18,5% di valina e il 16,7% di serina. L’apisimina non mostra alcuna somiglianza con le altre proteine presente sia nella gelatina reale, sia negli altri prodotti apistici, compreso il veleno d’api.

Esperimenti effettuati da Fontana et al. nel 2004 hanno individuato e classificato i peptidi antimicrobici presenti nella gelatina reale a cui hanno attribuito il nome di jelleine. Le jelleine sono un gruppo di quattro peptidi antimicrobici, di circa 1000 Da, che potrebbero essere il risultato della digestione delle apoalbumine (o MRJP) da parte di proteasi specifiche. Considerando la presenza di un residuo Arg in posizione 373 della sequenza primaria della MRJP1, seguito in posizione 374 dal residuo Thr, si può suppore che la jelleina II possa essere il prodotto della digestione con tripsina di MRJP-1 (prodotta dalle ghiandole ipofaringee e secreta nella gelatina reale). Un’azione di exoproteinasi sia su N-terminale che su C-terminale del frammento triptico potrebbe portare, rispettivamente, alla formazione delle jelleine I e IV.

Lo studio coordinato e condotto da Felicioli nel 2004 (Scarselli et al 2005), il primo condotto con approccio proteomico sulla gelatina reale, ha identificato e comparato le proteine della gelatina reale con quelle delle “corbiculette” di polline dimostrando che le stesse proteine secrete dall’ape operaia erano presenti sia nella gelatina reale che sulle corbiculette.

In allegato la tabella  di identificazione delle proteine della gelatina reale (R) e del polline manipolato dalle api

Questo approccio proteomico ha permesso l'identificazione di due isoforme dell’apoalbumina 2 nella gelatina reale e la presenza dell’apalbumina 2 e dell’apalbumina 1 anche nel polline manipolato dalle api.  La presenza di apalbumina 2 nel polline manipolato dalle api rafforza l'idea che anche questa proteina potrebbe svolgere un ruolo diverso da quello nutrizionale. L’analisi suggerisce anche che le due proteine ​​identificate nello spot R10 sono i prodotti della degradazione dell’apalbumina 3; questo sarebbe il primo caso di rilevamento di frammentazione di una proteina diversa dall’apalbumina 1. Gli Spot numerati R11-R18 sono stati identificati come frammenti dell’apalbumina 1. La presenza di frammenti di apalbumina 1 e apalbumina 3 suggerisce un processo di degradazione a causa della attività di proteinasi.

Lo studio appena riportato è stato alla base delle successive indagini sulla gelatina reale, infatti,

Li et al. nel 2007 già ospite nel laboratorio di Felicioli e basandosi sugli studi effettuati da quest’ultimo e pubblicati nel 2005, hanno a loro volta effettuato l’analisi proteomica di tre diversi campioni di gelatina reale, prodotti rispettivamente da un ceppo di Apis mellifera L. selezionato artificialmente per circa due decenni per una maggiore proiezione, un ceppo italiano di Apis mellifera ligustica e un ceppo carnico di Apis mellifera carnica. I risultati hanno dimostrato che il numero rilevato di proteine sono significativamente maggiori nella gelatina reale del ceppo selezionato e del ceppo italiano rispetto a quello carnico. MRJP 1 è stato osservato in tutti e tre i campioni, mentre cinque macchie minori sono state mostrate nella gelatina reale del ceppo selezionata, sei macchie minori nel ceppo italiano e quattro macchie minori nel ceppo carnico; ciò dimostra che RJP 1 può presentare varianti probabilmente causati da diversi siti di glicosilazione (Santos et al., 2005). Per quanto riguardo MRJP 2 sono state classificati 11 diverse forme nel ceppo selezionato, 12 nel ceppo italiano e 10 nel ceppo carnico. 10 diverse forme di MRJP 3 sono stati identificati nel ceppo selezionato, 19 nel ceppo italiano e 18 nel ceppo carnico. MRJP 4, presenti in quattro forme diverse in tutti e tre i campioni, è stato identificato con difficoltà, probabilmente legato alle alte temperature di stoccaggio. Quattro diverse forme di MRJP 5 sono state determinate nella gelatina reale del ceppo selezionato e nel ceppo carnico, mentre solo tre di queste sono state identificate nel ceppo italiano. Tre diverse forme di glucoso ossidasi (GOX) sono state individuate nei tre campioni. GOX è utilizzato per la produzione biologica e per la rimozione di ossigeno o glucosio dagli alimenti per migliorare la capacità di conservazione e potrebbe contribuire all’azione antisettica della gelatina reale (Adler et al., 1985). Inoltre sono anche stati identificati perossiredossina, una grande famiglia di ossidasi in grado di ridurre il perossido di idrogeno (l’acqua ossigenata) ed idroperossidi alchilici (Chae et al.,1994; Rhee et al., 2001; Henkle et al., 2001; Fujii et al., 2002; Hofmann et al., 2002), e glutatione S-transferasi (GST S1), un gruppo di enzimi di disintossicazione per catalizzare la coniugazione di una gamma diversificata di composti elettrofili con glutatione (Hayes et al., 1995).

Le attività biologiche di PRDX e GST, eventualmente, possono contribuire in parte alla longevità delle regine e alla sorprendente capacità di deporre un tal numero di uova. Concludendo è possibile dire che tra il ceppo selezionato e il ceppo italiano non è stata dimostrata una significativa differenza proteica, mentre una notevole differenza rimane del confronto con il ceppo carnico.

Peixoto et al., nel 2009 hanno scoperto tre polipeptidi, denominati P57, P70 e P128, in specifici tessuti del cervello delle api. Dall’analisi proteomica è emesso che i tre polipeptidi sono correlati con proteine ​​della famiglia MRJP, nello specifico P57 con MRJP1, P70 con MRJP3, mentre il P128 può essere un forma oligomerica o un nuovo polipeptide. L’immunostaining della ghiandola del cervello e ipofaringea ha rivelato una differente espressione delle MRJPs in varie regioni del cervello e in diverse caste di api e sotto caste. L'identificazione e la localizzazione delle MRJPs nelle regione celebrali suggeriscono un possibile coinvolgimento di questa famiglia proteica anche nello sviluppo del sistema nervoso delle api e nel differenziazione di casta.

Fonte: www.pappareale.org

Indici di freschezza

Nel 1995 Chen et al. hanno valutato le variazioni della componente proteica della gelatina reale in diverse condizioni: per 7 mesi lo stesso campione di gelatina reale è stato sottoposto a temperature di -20°C e di 4°C messo in una stanza completamente buia e in una stanza sempre illuminata, ed alla fine dei 7 mesi sono stati analizzati i risultati. I risultati hanno mostrato che il colore, la viscosità, la frazione di proteine solubile in acqua e gli zuccheri semplici cambiavano significativamente a 4°C sia nella stanza al buio che nella stanza illuminata, mentre -20°C i cambiamenti erano notevolmente trascurabili.

I primi studi mirati a individuare degli specifici indicatori di freschezza della gelatina reale iniziano nel 2001 con Kamakura e collaboratori. È stato notato che una specifica proteina, denominata royal jelly protein-1 (RJP-1), veniva gradualmente degradata in maniera proporzionale in base alla temperatura e al periodo di stoccaggio. La RJP-1 è una glicoproteina monomerica con una massa molecolare di 57 kDa isolata dalla gelatina reale. La gelatina è stata conservata a 4°C e a 40°C per 7 giorni, al termine dei quali, è stato valutato il cambiamento di colore (imbrunimento enzimatico), la variazione di vitamine ed acido 10-idrossi-2-deceonico e le modifiche delle proteine.

L’aumento dell’imbrunimento della gelatina reale è risultato proporzionale all’aumento di temperatura e al numero di giorno di conservazione. Le vitamine e l’acido 10-idrossi-2-deceonico non hanno subito variazioni rilevanti a temperature di 4°C e 40°C.

Le proteine ​​sono state analizzate mediante il metodo HPLC. Dall’analisi sono state isolate due proteine, RJP-1 e RJP-2. La RJP-1 è risultata degradata in funzione sia alla temperatura di conservazione che alla durata della conservazione; invece RJP-2 è stata rapidamente degradata in solo in funzione del tempo di conservazione, ma non in funzione della temperatura.

I risultati hanno mostrato che la proteina RJP-1 poiché viene degradata in maniera proporzionale in base alla temperatura e al tempo di conservazione risulta essere un marcatore di freschezza ottimale per valutare la qualità della gelatina reale.

Li et al., nel 2008, hanno valutato l’analisi proteomica delle Major Royal Jelly Proteins a diverse temperature di conservazione (-20°C, 4°C e temperatura ambiente) per 12 mesi.

è risultato che la MRJ4, 5 la glucoso ossidasi la peroxiredoxina e la glutatione-S-transferasi sono le proteine più sensibili alla temperatura di conservazione e che probabilmente possono essere usate con successo come marcatori di freschezza del prodotto. Inoltre è stato possibile dedurre che congelare a -20°C la gelatina reale rappresenta il modo migliore per mantenerne la qualità.

Zheng et al. nel 2012 hanno descritto un nuovo metodo per valutare la freschezza della gelatina reale basato su una reazione cromogena tra la gelatina reale stessa e HCl.

Infatti, dopo l’aggiunta di HCl la gelatina reale modifica immediatamente il suo colore e, il colore della gelatina reale conservata a temperatura ambiente per più di una settimana ha mostrato tonalità divere dalla gelatina reale congelata a -18 e a -20°C. Questo metodo per valutare la freschezza della gelatina reale è molto rapido, rispetto agli altri metodi di analisi, infatti servono solamente 6 minuti per rilevare differenze tra i campioni e questo metodo potrebbe contribuire alla creazione di standard per stabilire ed identificare i parametri di freschezza della gelatina reale.

Fonte: www.pappareale.org

La Pappa Reale nell'alveare

Risorsa per le api  

La gelatina reale non è solo l’alimento che favorisce il forte incremento ponderale dell’ape regina, ma di recente sono state individuate delle proprietà che potrebbero suggerire un suo impiego nella cura del superorganismo ape.

È stato dimostrato che la royalisina, in vitro, ha inibito la crescita di Bacillus subtilis responsabile della parapeste, di Paenibacillus larvae subsp. larvae (Bilikova et al., 2001), agente eziologico della peste americana, forse il più grande problema dell’apicoltura mondiale (Genersch, 2010), di Streptococcus faecalis (Fujiwara et al, 1990), spesso associato a Melissococcus plutonius, agente eziologico della peste europea (Forsgren, 2010).

La gelatina reale può risultare utile anche nella lotta alla Varroa. Nel 2009 Nazzi et al. hanno scoperto che l’acido ottanoico, conosciuto anche come acido caprilico, conferisce alla gelatina reale proprietà repellenti contro questo temibile acaro.

Dall’analisi è emerso che nella gelatina reale l’acido ottanoico era presente in quantità da 113 ± 2 a 252 ± 8 μg/g mentre nel cibo di fuchi ed api operaie, che sono maggiormente colpiti dall’acaro, è stata riscontrata una presenza dell’acido che variava da 3,2 a 7,6 μg/g. Dallo studio è emerso che la concentrazione minima che ha un azione repellente con la Varroa destructor è di 1μg, infatti concentrazioni minori non sono repellenti per l’acaro. In questo studio di Nazzi, la repellenza dell’acido ottanoico prima ipotizzata da Calderone et al. nel 2002, è stata confermata. Le sperimentazioni successive, direttamente in alveare, hanno riportato risultati incoraggianti, infatti nel alveari trattati con 100 o 1000 ng di acido ottanoico è stato notato un calo dell’infezione pari al 33%.

Oggi l’uso della gelatina reale per prevenire o curare le malattie delle api potrebbe sembrare impraticabile, se non altro perché troppo costoso. Non è detto però che in futuro non possano essere sviluppati prodotti adatti all’uso di campo, ad esempio riproducendo o concentrando alcuni componenti attivi della gelatina reale in laboratorio. Particolarmente interessante è invece l’idea di una diversa gestione della famiglia di api nel contesto dell’apiario, una gestione che tenga conto della costante produzione e permanenza di gelatina reale nella famiglia e che pertanto favorisca il suo prelievo rispettoso e il suo non inquinamento con sostanze esterne all’alveare ed immesse dall’apicoltore. Per questo la ricerca rimane uno strumento fondamentale e strategico, che può portare, anche nel medio periodo, a soluzioni tecniche oggi magari impensabili

Fonte: www.pappareale.org

La Copait e i suoi obiettivi

Co.Pa.It è nata per garantire il consumatore nel suo acquisto! 
Come? 
In Italia è possibile produrre pappa reale d'ottima qualità, e quindi... perché acquistare altrove quello che potrebbe provenire direttamente dalle nostre api e dai nostri fiori? 

Gli obiettivi di Co.Pa.It sono ambiziosi:

  • riunire un gruppo d'aziende italiane ed iniziare a produrre pappa realesul nostro territorio nazionale;
  • garantire un supporto tecnico-produttivo e curare la "formazione" di nuove aziende in grado di produrre in modo efficiente;
  • collaborare nel progetto che ha come obiettivo la caratterizzazione del prodotto "pappa reale italiana";
  • realizzare nuovi progetti mirati alla caratterizzazione della pappa reale anche a livello regionale attuabili, senza spreco di risorse, perché sarà possibile ed auspicabile usufruire delle analisi di laboratorio già eseguite per la caratterizzazione a livello nazionale;
  • costituire un Consorzio di Tutela in grado di garantire il consumatore sul prodotto che acquisterà attraverso il proprio marchio di tutela;
  • formare e riqualificare, professionalmente, Soggetti con disabilità di diverso tipo, per creare un loro coinvolgimento, dal punto di vista sociale, al fine di permettere d'intraprendere un'attività in grado di garantire un'adeguata redditività, sia dal punto di vista autonomo, sia di quello di lavoro dipendente.

Fonte: www.pappareale.org